lunedì 13 febbraio 2012

A Milano bloccano le auto ma scordano le cadaie

A Milano bloccano le auto ma scordano le cadaie

Purtroppo il comune di Milano, non ha mantenuto nessuna promessa fatta, ed il tempo è finito insieme alla pazienza. Per questo motivo i promotori dei 5 referendum ambientale stanno preparando un ricorso. I cittadini milanesi soffocano a causa delle polveri sottili che sono ormai sopra la soglia da oltre dieci giorni, la classifica riportata da Legambiente ha segnalato Milano come la seconda città più inquinata.

Il regolamento del comune prevede che la giunta deve necessariamente esprimere sui tempi, modi e attuazione del referendum per cui hanno votato i cittadini, inoltre deve anche fornire le motivazioni nel caso in cui non vuole attuare il referendum. Il progetto dell’area C è entrata in vigore già da alcuni giorni, ma rappresenta solo una minuscola parte del progetto, per esempio ancora si deve discutere e decidere sul progetto che impegna il Comune di Milano a adottare il piano per l’energia sostenibile e il clima che lo impegni negli obiettivi europei per la riduzione di almeno il 20 % delle emissioni di gas serra, questo piano provvede alla conversione degli impianti di riscaldamento domestico a gasolio fino all’eliminazione completa entro il 2015. Per attuare quest’ultimo piano ci vuole breve tempo si e no una settimana, oltretutto ha un costo pari allo zero per l’amministrazione. Nella città. Su 20 mila impianti, il 30% è alimentato a gasolio che causano l’80% dell’inquinamento da riscaldamento che incide del 20% l’anno sull’inquinamento atmosferico e del 40% durante il periodo invernale quindi in media è responsabile per il 32 % per le emissioni di polveri sottili.

Parliamo dei vantaggi del metano che permetterebbe, infatti, un risparmio energetico del 30% e inquina 10 volte di meno rispetto al gasolio. Sostituendo le caldaie da gasolio a metano, ha un impatto zero dal punto di vista economico visto che ormai il mercato offre piani di ammortamento per l’acquisto dei nuovi impianti. È inutile poi parlare di quanti posti di lavoro si otterrebbero sostituire le caldaie dal 2012 al 2015.
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